Verona si schiera a sostegno dei caregiver familiari. Nella seduta di giovedì 24 settembre 2026, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità dei presenti la mozione presentata dal consigliere Giuseppe Rea (M5S), che impegna l’Amministrazione a manifestare solidarietà alla mobilitazione dei caregiver, a portare le loro richieste all’attenzione del Governo e a sollecitare una revisione della normativa attualmente in discussione.
Secondo i dati riportati nella mozione, a Verona sono circa 60mila le persone che assistono informalmente un familiare o il partner, anche di fatto, con disabilità o non autosufficiente. Un’attività di cura che, come sottolinea Rea, può riguardare chiunque nel corso della vita, sia come persona che presta assistenza sia come persona che ne ha bisogno.
La richiesta di una legge nazionale per i caregiver
La mozione nasce dalla mobilitazione del coordinamento nazionale CFU – Caregiver Familiari Uniti, fondato nell’ottobre 2025 dalla veronese Alessandra Corradi. L’organizzazione, che dichiara di riunire 20mila caregiver familiari e 50 associazioni, chiede una legge nazionale che riconosca il ruolo di chi presta assistenza e garantisca tutele, servizi e un fondo economico adeguato.
Con il voto di giovedì, Verona diventa il quarto Comune del Veneto, dopo Rosolina, Pastrengo e Monselice, e il 37° in Italia ad approvare la mozione proposta dal coordinamento.
«Sono 30 anni che queste famiglie aspettano una legge di tutela», sottolinea Rea, auspicando un provvedimento condiviso e approvato all’unanimità, come accaduto in passato per altre leggi considerate importanti conquiste civili.
«La cura non può essere una questione privata»
Nel testo presentato, il consigliere richiama anche la necessità di superare l’isolamento che spesso accompagna le famiglie impegnate nell’assistenza quotidiana. A questo proposito cita la tragedia avvenuta a Pietralata il 31 agosto, quando Luca, Valentina e la figlia Bianca sono morti in un suicidio familiare che ha profondamente colpito l’opinione pubblica.
Rea richiama le parole lasciate dai genitori, «da soli non ce la facciamo», per evidenziare la differenza tra essere formalmente seguiti dai servizi e ricevere un sostegno concreto e continuativo.
«Non è la diagnosi della malattia a uccidere: è la solitudine che nasce dopo, quando nessuno ti accompagna davvero nel percorso di accettazione e nella gestione della quotidianità», afferma il consigliere.
La mozione invita quindi a considerare l’assistenza familiare non più soltanto come una responsabilità privata, ma come una questione collettiva e politica. Tra gli obiettivi indicati, l’integrazione dei servizi sanitari territoriali con la comunità e il riconoscimento effettivo del ruolo dei caregiver, affinché possano contare su diritti, servizi e protezioni adeguate.
Come aderire alla mobilitazione
Il coordinamento CFU – Caregiver Familiari Uniti invita i cittadini interessati a promuovere l’approvazione della mozione anche nei propri Comuni di residenza e a informarsi sulle attività dell’organizzazione.
Per ricevere informazioni o conoscere le modalità per portare la proposta in Consiglio comunale è possibile scrivere a [email protected].



























