Carceri venete al collasso, Bigon: «Troppi suicidi, serve un intervento immediato»

 
 

«Negli ultimi due anni nelle carceri venete si sono tolte la vita troppe persone. Non sono tragiche fatalità, ma il segnale evidente di un sistema penitenziario al collasso». È l’allarme lanciato dalla consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che torna a puntare l’attenzione sulle condizioni delle strutture detentive in Veneto.

Secondo Bigon, i numeri parlano chiaro: solo a Verona nel 2025 quattro detenuti sono morti suicidi, mentre a Padova pochi giorni fa si è verificato un nuovo drammatico episodio. «Le carceri del Veneto vivono una condizione di sovraffollamento ormai esagerata – sottolinea – con spazi inadeguati e condizioni di vita spesso insostenibili, sia per le persone detenute sia per il personale».

A pesare, secondo l’esponente dem, è anche la grave carenza di servizi sanitari e psicologici: «Mancano medici, mancano psicologi, mancano percorsi di cura e di prevenzione del disagio mentale. È in questo vuoto che maturano solitudine, disperazione e, troppo spesso, la morte».

Bigon critica duramente l’azione del governo, accusato di ignorare l’emergenza reale del sistema penitenziario. «Di fronte a questa situazione, la destra continua a spostare l’attenzione dai problemi concreti inventando nuovi reati e utilizzando la funzione legislativa come strumento di propaganda – afferma – trascurando il fatto che al sistema giudiziario mancano mezzi, personale e strutture per funzionare bene. Rendere la pena certa e umana non è un’opzione, è un obbligo costituzionale».

La consigliera regionale respinge inoltre l’idea che la funzione rieducativa della pena sia una forma di buonismo. «È bene dirlo con chiarezza: la rieducazione non è ideologia, è realismo. È l’unico strumento serio, insieme alla certezza della pena, per ridurre la recidiva e aumentare la sicurezza di tutti. Una persona che esce dal carcere senza cure, senza formazione e senza supporto psicologico è più fragile e più esposta al rischio di tornare a delinquere».

Nel mirino anche il dibattito politico nazionale sulla giustizia. «Mentre le carceri esplodono e il sistema giudiziario arranca, il governo concentra il dibattito su un referendum che non risolve nessuno dei problemi concreti dei cittadini – prosegue Bigon –. Una distrazione di massa che non accelera i processi, non migliora la qualità della giustizia e non rende il Paese più sicuro».

Da qui l’appello finale: «Occorrono interventi immediati e strutturali sul sistema penitenziario: più risorse, più personale di sicurezza, sanitario e psicologico, più dignità e più percorsi di reinserimento. Uno Stato giusto si misura anche, e soprattutto, da come tratta chi è detenuto e da quanto è capace di trasformare la pena in un’occasione di responsabilità e cambiamento».