Scoppia il caso dei buoni pasto negati al personale sanitario turnista nelle aziende sanitarie veronesi. Nursing Up Veneto ha annunciato l’avvio di circa 400 vertenze individuali nei confronti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dell’Ulss 9 Scaligera, promuovendo un’azione sindacale e legale strutturata a tutela di infermieri e operatori sanitari.
L’iniziativa prende le mosse dal deposito delle istanze di tentativo obbligatorio di conciliazione e punta al riconoscimento del controvalore economico dei buoni pasto maturati e mai erogati, oltre al risarcimento del danno economico derivante dalla sistematica mancata fruizione della pausa. Una situazione che, secondo il sindacato, ha generato nel tempo una evidente disparità di trattamento rispetto ad altri dipendenti che beneficiano regolarmente del buono pasto.
«Non si tratta di una rivendicazione simbolica, ma di una battaglia di giustizia ed equità», sottolinea Guerrino Silvestrini, referente regionale di Nursing Up Veneto. «Parliamo di un diritto che spetta a professionisti e operatori sanitari che ogni giorno garantiscono l’assistenza ai pazienti affrontando carichi di lavoro elevatissimi, senza poter usufruire concretamente della pausa prevista dalla legge e dal contratto».
I lavoratori coinvolti sono infermieri e operatori sanitari impegnati in turni superiori alle sei ore, spesso caratterizzati da una presenza costante e da una vigilanza ininterrotta sui pazienti. Secondo Nursing Up, la carenza di personale e l’organizzazione del lavoro rendono di fatto impossibile una pausa reale, impedendo l’allontanamento dal reparto e il recupero psico-fisico necessario.
A questo si aggiungono le criticità legate al sistema mensa, che non consente la fruizione del pasto nei turni pomeridiani, serali e notturni. Una condizione che, secondo il sindacato, dovrebbe far scattare il riconoscimento del buono pasto come trattamento sostitutivo, oggi invece negato.
Nursing Up Veneto ha avviato la vertenza in collaborazione con lo studio legale Maurino e Associati, specializzato in diritto del lavoro, offrendo assistenza legale gratuita agli iscritti. Il sindacato richiama il quadro normativo e giurisprudenziale: la pausa nei turni superiori alle sei ore è un diritto finalizzato alla tutela della salute e deve essere reale ed effettiva, come più volte ribadito anche dalla Corte di Cassazione. In caso contrario, il lavoratore ha diritto a un riconoscimento economico o al buono sostitutivo.
«Con queste 400 vertenze nel Veronese – conclude Silvestrini – ribadiamo la nostra determinazione a difendere la dignità del lavoro sanitario. Questa azione proseguirà anche nelle altre province venete, dove riscontriamo violazioni analoghe. Non ci fermeremo finché il diritto alla pausa e al pasto non sarà pienamente riconosciuto».




































