Bollette, sanità e pensioni basse: scatta l’allarme povertà

 
 

A Verona ci sono pensionate che devono fare i conti con meno di 900 euro netti al mese. Un reddito che, con l’aumento dei prezzi e il costo crescente dei servizi, lascia sempre meno spazio alle spese considerate essenziali. È questo l’allarme lanciato dallo Spi Cgil Verona, che parla di un vero e proprio effetto “tenaglia” tra pensioni basse, inflazione e difficoltà di accesso al welfare pubblico.

«Il problema non è soltanto di quanto aumentano i prezzi, ma chi paga il conto finale», sottolinea il segretario generale dello Spi Cgil Verona Adriano Filice. Per migliaia di pensionati veronesi, secondo il sindacato, ogni rincaro può significare dover rinunciare a qualcosa: dall’alimentazione alle cure, dal riscaldamento in inverno al raffrescamento durante le estati sempre più calde.

Il quadro viene aggravato dall’andamento dell’inflazione. Secondo i dati Istat di agosto 2026, l’aumento dei prezzi a livello nazionale ha raggiunto il 3,3% su base annua, con una forte crescita dei beni energetici: +16,9% per quelli non regolamentati e +18,8% per quelli regolamentati. I prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnano invece un +4,3%.

A Verona, rileva Federconsumatori Verona, la voce relativa ad abitazione, acqua, elettricità e gas registra un incremento annuo dell’8,9%, mentre i trasporti aumentano del 6,1%.

«L’inflazione non è uguale per tutti e il dato medio non descrive la realtà di chi vive con redditi bassi o medi», afferma Filice. Per chi dispone di circa 900 euro netti al mese, spiega, un aumento dell’8,9% dei costi legati alla casa e alle bollette può cancellare rapidamente qualsiasi margine di risparmio, costringendo a ridurre le spese per riscaldamento, alimentazione e socialità.

Pensionate più penalizzate

A rendere ancora più evidente il problema sono i dati sulle pensioni. Nel 2026, secondo i numeri Inps citati dallo Spi Cgil, la pensione media lorda a Verona è pari a 1.348,02 euro, corrispondenti a circa 1.100-1.150 euro netti al mese.

La situazione cambia però sensibilmente tra uomini e donne. La pensione media lorda delle pensionate veronesi è infatti di 1.033,19 euro, contro i 1.739,05 euro degli uomini. Una differenza che porta le donne a percepire, in media, meno di 900 euro netti al mese.

Ancora più bassa è la media per le pensionate autonome e parasubordinate: 758,32 euro lordi, pari a un netto effettivo inferiore ai 700 euro mensili. Tra le pensionate dipendenti del settore privato la media è invece di 1.088,92 euro lordi.

«Di fronte a un’inflazione corrente al 3,3% e a una perequazione fermatasi all’1,4% da inizio anno, si genera un impoverimento immediato», sostiene Filice. Secondo il segretario dello Spi Cgil, si crea inoltre il paradosso per cui pensionati e pensionate con i redditi più bassi si trovano ad anticipare risorse in attesa del conguaglio previsto a dicembre.

Sanità e assistenza aumentano il peso sulle famiglie

Secondo il sindacato, però, il problema non riguarda soltanto l’aumento dei prezzi. A pesare sui bilanci familiari è anche il costo crescente di prestazioni e servizi che, in presenza di un welfare pubblico insufficiente, finiscono per essere sostenuti direttamente dai cittadini.

«Il potere d’acquisto non viene distrutto solo dai prezzi al consumo, ma dal progressivo scaricamento sui cittadini di costi che dovrebbero essere coperti dal sistema pubblico», afferma Filice.

Tra gli esempi indicati ci sono le liste d’attesa della sanità pubblica, che possono spingere i cittadini verso le prestazioni private a pagamento, e i costi dell’assistenza agli anziani. L’insufficienza delle impegnative regionali per la cura e la residenzialità, secondo lo Spi Cgil, rende particolarmente difficile sostenere le spese per l’assistenza domiciliare privata o per le strutture residenziali.

Per una persona che vive con una pensione di 1.200 euro o meno, aggiunge il sindacato, il pagamento di una visita specialistica privata o di una badante può incidere pesantemente sul reddito mensile.

Da qui la richiesta dello Spi Cgil Verona di superare gli interventi occasionali e i bonus una tantum.

«Serve una politica strutturale che intervenga sulla rivalutazione reale delle pensioni e sul rafforzamento dei servizi pubblici sul territorio», conclude Filice, indicando nella difesa del potere d’acquisto, della sanità pubblica e dei servizi sociali gli strumenti necessari per contrastare quella che il sindacato definisce una nuova forma di povertà tra gli anziani veronesi.