Befana “ecosostenibile”, Zavarise: «Verona laboratorio ideologico»

 
 

La rappresentazione della Befana “ecosostenibile”, andata in scena il 6 gennaio in Piazza Bra, accende il dibattito politico in città. A intervenire duramente è il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Nicolò Zavarise, che critica l’iniziativa definendola l’ennesimo segnale di una gestione amministrativa «lontana dalla realtà quotidiana dei veronesi».

Secondo Zavarise, l’evento rientra in una più ampia strategia culturale che, a suo giudizio, alimenta una forma di “eco-ansia” collettiva e propone un ambientalismo «slegato dal buon senso, dalla tradizione e dalla vita concreta delle persone».

Nel mirino del consigliere leghista finisce in particolare il “Brusa la vecia”, rito popolare storicamente legato all’Epifania veronese. «Un simbolo della nostra identità – afferma – trasformato in una versione sterilizzata e svuotata di significato, ridotta a un’operazione di facciata per compiacere un pensiero dominante». Per Zavarise non si tratterebbe di tutela ambientale, ma di una «riscrittura ideologica delle tradizioni».

L’attacco si estende poi all’azione complessiva dell’amministrazione guidata dal sindaco Tommasi, accusata di utilizzare la città come «un laboratorio ideologico» in cui ogni scelta diventa un messaggio politico. «Un approccio eco-illogico – sostiene – che emerge non solo nelle iniziative simboliche, ma anche nelle decisioni concrete».

Tra gli esempi citati figurano la chiusura di Ponte Aleardi, che costringerebbe a lunghi percorsi alternativi, la gestione dei cantieri con ripercussioni su traffico e inquinamento, la realizzazione di piste ciclabili giudicate sproporzionate, la ZTL chiusa indiscriminatamente e alcune mozioni della maggioranza sulla mobilità urbana. «Altro che sostenibilità», attacca Zavarise.

Il capogruppo della Lega annuncia infine il deposito di un’interpellanza in Consiglio comunale per chiarire se e con quali risorse pubbliche sia stata finanziata l’iniziativa della Befana ecosostenibile. «I cittadini – conclude – hanno il diritto di sapere quanto è costata questa operazione e se fondi comunali siano stati utilizzati per eventi simbolici e ideologici anziché per affrontare i problemi reali della città».