La proposta del sindaco di Legnago Paolo Longhi sulla responsabilità delle famiglie dei minori che delinquono apre un nuovo fronte nel dibattito sulla sicurezza e trova il sostegno del senatore veronese di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti. Al centro c’è l’idea di intervenire, nei casi più gravi e reiterati, anche sui benefici pubblici destinati alle famiglie che non si assumono le proprie responsabilità educative.
Longhi aveva sollevato il tema dopo la violenta sequenza di episodi avvenuta a Legnago l’8 settembre, quando due minorenni sono stati arrestati dopo una rapina ai danni di un tabaccaio, aggredito con una bottiglia e un bastone, e uno scippo ai danni di un’anziana, fatta cadere a terra. I due giovani, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano già noti per precedenti episodi.
Il sindaco aveva sottolineato come la risposta non possa limitarsi all’intervento delle forze dell’ordine dopo che il reato è stato commesso, chiedendo di rafforzare anche la prevenzione. Da qui il richiamo alla responsabilità genitoriale e la proposta di aprire una riflessione nazionale sulla possibilità di sospendere, nei casi più gravi e reiterati e in presenza di una grave responsabilità o di una totale assenza educativa della famiglia, alcuni benefici pubblici non essenziali. Longhi ha precisato che una simile misura richiederebbe una legge nazionale e precise garanzie.
Una posizione che Gelmetti definisce «la strada del buonsenso, del coraggio e della responsabilità».
«Chi commette reati deve sapere che le regole valgono per tutti, senza zone d’ombra o privilegi assistenziali per chi tollera l’illegalità tra le mura domestiche», sostiene il senatore di Fratelli d’Italia. «Lo Stato e le istituzioni locali tendono la mano a chi è in difficoltà, ma il rispetto della legge viene prima di ogni altra cosa».
Per Gelmetti, il tema non riguarda quindi l’esistenza del welfare, ma il rapporto tra sostegno pubblico e rispetto delle regole. «La ricetta dell’assistenzialismo cieco è fallita: ora è il momento della fermezza», afferma.
Il senatore considera «non solo giusta ma legittima» la proposta di Longhi di arrivare, nei casi individuati, alla revoca delle case popolari e delle forme di contributo comunale o statale alle famiglie dei minori condannati quando i genitori rinunciano ad assumersi le proprie responsabilità educative.
Il riferimento è anche alla situazione della Bassa Veronese, dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di violenza che hanno coinvolto giovanissimi. La mattinata dell’8 settembre a Legnago ha rappresentato uno degli episodi più recenti e più eclatanti, con un commerciante aggredito e un’anziana vittima di uno scippo. I due minorenni sono stati individuati e fermati dai carabinieri nel giro di poche ore.
«È inaccettabile – sostiene Gelmetti – che i contribuenti italiani finanzino il welfare, la casa o il trasporto scolastico a nuclei familiari che poi si disinteressano completamente dell’educazione dei figli, consentendo loro di terrorizzare i nostri quartieri, picchiare i commercianti e rapinare i nostri anziani».
Il senatore respinge quindi l’accusa di un possibile accanimento nei confronti delle famiglie in difficoltà. «Non si tratta di accanimento, ma di elementare giustizia sociale», afferma.
La linea indicata è quella di un principio di reciprocità: «Chi decide di vivere nel nostro Paese deve rispettare le nostre leggi. Se questo patto viene tradito, lo Stato deve ritirare i suoi benefici».
Una posizione che porta il confronto politico direttamente sul terreno della sicurezza, ma anche su quello delle politiche sociali e della responsabilità familiare. Il Comune di Legnago, peraltro, ha rivendicato in questi mesi anche l’investimento sulla prevenzione e sui servizi sociali, mentre Longhi ha chiesto contemporaneamente più presenza delle forze dell’ordine, telecamere, controlli e il rafforzamento del presidio di Polizia in città.
Il messaggio di Gelmetti, però, è ancora più netto e si chiude con un’espressione destinata a far discutere: «La pacchia dell’impunità è finita: chi sbaglia deve pagare, e le istituzioni non saranno più complici del silenzio e dell’anarchia».































