A 82 anni dall’assalto al carcere degli Scalzi, Verona ha ricordato Lorenzo Fava e Danilo Preto, i due giovani partigiani che il 17 luglio 1944 persero la vita nell’azione dei Gruppi di Azione Patriottica (Gap) per liberare il generale Giovanni Roveda, futuro sindaco di Torino nel dopoguerra.
Una commemorazione che ha riportato al centro il valore della memoria e il significato della scelta compiuta da quei giovani che, nel pieno dell’occupazione nazifascista, decisero di mettere a rischio la propria vita per la libertà.
Alla cerimonia, svoltasi nel tardo pomeriggio nei pressi del luogo dell’azione, proprio nell’orario in cui alle 18.25 del 1944 iniziò l’assalto, hanno partecipato il sindaco Damiano Tommasi, l’assessore alla Memoria storica, il presidente dell’Anpi Verona Andrea Castagna, la sindaca di Lendinara Francesca Zeggio e l’oratore ufficiale Vasco Errani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi.
L’assalto agli Scalzi rappresenta una delle azioni più significative della Resistenza veronese. A prendervi parte furono, oltre a Preto e Fava, anche Emilio “Bernardino” Moretto, Aldo Petacchi, Vittorio Ugolini e Berto Zampieri.
Danilo Preto, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, aveva 21 anni e morì durante l’azione. Lorenzo Fava, 25 anni, rimase ferito, venne catturato, sottoposto a torture e successivamente ucciso.
Tommasi: “Erano ragazzi, non solo figure della memoria”
Nel suo intervento il sindaco Damiano Tommasi ha sottolineato soprattutto il ruolo delle giovani generazioni nella lotta di liberazione.
“Spesso, avendo conosciuto alcuni di quegli uomini ormai anziani, dimentichiamo che erano ragazzi giovani, anzi giovanissimi – ha ricordato il primo cittadino – e questo ci deve far riflettere sulla spinta propulsiva, sulla forza e sull’entusiasmo che li ha indotti a mettersi a disposizione di una causa più grande, a immaginare un domani migliore”.
Per Tommasi, proprio la fiducia nel futuro fu il motore che spinse migliaia di ragazze e ragazzi a scegliere la strada della Resistenza.
“È quella fiducia nella possibilità di costruire un Paese diverso, più giusto e libero, che ha mosso migliaia di giovani a sacrificare anche sé stessi per la libertà, la democrazia e la pace”.
Il sindaco ha poi richiamato il ruolo delle istituzioni nel custodire quel patrimonio.
“Noi amministratori, amministratrici, donne e uomini della politica e delle istituzioni dobbiamo coltivare il senso di gratitudine verso chi ha fatto quelle scelte, verso chi ha attraversato il dolore di famiglie intere, di popoli, di cittadini e cittadine che hanno rischiato tutto”.
“Le medaglie d’oro che qui ricordiamo e i fatti di questa giornata di 82 anni fa rappresentano un punto altissimo: morire per rinascere e per far rinascere una speranza. Noi dobbiamo tenere fede a quella volontà, a quei sogni di speranza”.
Errani: “La memoria non è celebrazione, ma costruzione del futuro”
L’oratore ufficiale Vasco Errani ha definito l’assalto agli Scalzi “un’impresa temeraria”, capace ancora oggi di interrogare la società contemporanea.
“La memoria non è semplicemente un atto celebrativo – ha spiegato – ma un momento che stimola a costruire e a guardare il presente e il futuro. Per questo ricordare è un elemento decisivo per dare qualità alla nostra democrazia”.
Nel suo intervento Errani ha citato Umberto Eco ricordando come il fascismo non debba essere considerato soltanto come un’esperienza storica conclusa, ma anche come un atteggiamento culturale contro cui mantenere alta l’attenzione.
“Il fascismo non è un regime ma un modo di pensare e di sentire – ha ricordato citando Eco – da qui l’urgenza di un impegno collettivo culturale per prendere in mano il nostro destino e poter assicurare un mondo giusto ed equo ai nostri figli”.
Secondo Errani la Resistenza “è stata un fatto di popolo, non di una parte”, e ha rappresentato la base sulla quale sono nate la Repubblica e la Costituzione.
“Ha consentito di costruire la libertà, la democrazia, la Repubblica e la Costituzione. È un grande momento che sta a fondamento dell’identità del nostro Paese e dobbiamo avere la capacità di interpretarne ancora oggi valori e riferimenti”.
La cerimonia si è conclusa nel segno del ricordo di due giovani vite spezzate, ma anche del richiamo alle responsabilità del presente: custodire la memoria per difendere i principi democratici nati dalla Resistenza.































