Armato di machete, arrestato ma rimesso in libertà: Trevisi chiede intervento del Parlamento

 
 

Attimi di tensione nel tardo pomeriggio mercoledì scorso nei pressi della stazione ferroviaria di Verona, dove la Polizia di Stato ha arrestato un uomo armato di machete per violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L’episodio, avvenuto intorno alle 18 in piazzale XXV Aprile, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza urbana e sugli strumenti a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine.

Durante i servizi di controllo del territorio, già attivi nell’area delle pensiline degli autobus extraurbani, gli agenti sono intervenuti dopo aver udito forti urla e ricevuto segnalazioni su una persona in evidente stato di agitazione. L’uomo, un cittadino egiziano classe 1997, già noto alle forze dell’ordine, si aggirava tra le pensiline urlando frasi sconnesse in lingua straniera, attirando l’attenzione e la preoccupazione dei presenti.

Fin dai primi momenti, il soggetto ha mostrato un atteggiamento ostile e reticente nei confronti dei poliziotti, apparendo in stato di alterazione psicofisica. Durante gli accertamenti, gli operatori hanno notato un ingombro sospetto sotto il giubbotto. A quel punto l’uomo ha improvvisamente opposto resistenza, arretrando e lasciando fuoriuscire dalla manica della giacca il manico di un grosso machete, che ha tentato di impugnare.

Grazie al pronto intervento degli agenti, la situazione è stata rapidamente contenuta: l’uomo è stato immobilizzato e sottoposto a perquisizione, che ha portato al sequestro di un machete lungo circa 38 centimetri, con lama di 26 centimetri e punta acuminata. Condotto in Questura, ha continuato a mantenere un comportamento aggressivo e oppositivo.

Oltre all’arresto per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, all’uomo è stato contestato il porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e denunciata l’inosservanza di un ordine di allontanamento dalle zone a vigilanza rafforzata del Comune di Verona. Nella mattinata odierna il giudice ha convalidato l’arresto, senza però disporre la custodia cautelare in carcere.

La reazione politica

Sulla vicenda è intervenuto Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico, ex poliziotto ed ex direttore della Scuola di Polizia, che parla di un episodio «di estrema gravità, capace di generare allarme tra i cittadini e frustrazione tra le forze dell’ordine».

Trevisi ha espresso «pieno sostegno e ringraziamento» ai poliziotti intervenuti, sottolineando come la loro professionalità e il sangue freddo abbiano evitato conseguenze drammatiche. «È inaccettabile – ha dichiarato – che chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza collettiva abbia la percezione di essere lasciato solo dal sistema».

Nel dibattito seguito alla decisione del giudice, il consigliere invita a distinguere i piani: «L’indignazione è comprensibile, ma i giudici applicano le leggi vigenti. In questo caso è stata applicata una norma che limita la custodia cautelare quando la pena prevista non supera i tre anni».

Da qui l’appello al Parlamento: «Nei casi di accertata e concreta pericolosità, come l’uso di armi improprie o da taglio in luoghi affollati, è necessario restituire ai giudici strumenti più efficaci di tutela preventiva». Trevisi conclude chiedendo anche un’attenzione specifica ai disturbi di carattere psichiatrico, affinché persone in condizioni di grave alterazione possano essere curate in strutture idonee, a tutela della sicurezza di tutti.