Fondazione Arena di Verona archivia il bilancio consuntivo 2025 con un utile di oltre 85 mila euro, ma per la Slc Cgil Verona il risultato economico non basta. Il sindacato chiede infatti un cambio di passo sul fronte delle politiche del personale, sostenendo che la tenuta dei conti sia stata possibile anche grazie ai sacrifici di lavoratrici e lavoratori.
Secondo i dati contenuti nel bilancio, i ricavi complessivi hanno raggiunto i 61,3 milioni di euro, in crescita di oltre 2 milioni rispetto all’anno precedente, mentre gli incassi da biglietteria e abbonamenti hanno superato i 33 milioni, con un incremento di quasi 2 milioni. In lieve calo, invece, il numero complessivo degli spettatori, scesi a 444.153, circa 8.300 in meno rispetto al 2024.
Tra i dati evidenziati dal sindacato anche il costo del personale, fermo a poco più di 26 milioni di euro e sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, mentre i contributi statali sono diminuiti da 13,1 a 12,8 milioni di euro. Cresce invece la quota di pubblico straniero, che rappresenta ormai circa il 61% degli spettatori.
Per la Slc Cgil, però, dietro ai numeri positivi emergono criticità che rischiano di compromettere il futuro della Fondazione.
“La precarietà continua ad aumentare”, sottolinea il coordinatore provinciale Mario Lumastro, ricordando come il numero dei dipendenti a tempo indeterminato sia ancora lontano dalla pianta organica approvata dal Ministero della Cultura nel 2022, che prevedeva oltre 300 lavoratori stabili. Una situazione che, secondo il sindacato, contribuisce anche al contenimento dei costi.
La Cgil evidenzia inoltre come quest’anno non sia previsto il Premio di Produzione Aziendale Straordinario, riconoscimento economico che negli ultimi anni aveva compensato almeno in parte l’impegno richiesto durante il Festival areniano, soprattutto nelle serate estive caratterizzate da temperature sempre più elevate.
Un altro elemento di preoccupazione riguarda il ricambio generazionale e la difficoltà nel reperire personale stagionale, aggravata dall’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni a Verona.
Per questo il sindacato indica alcune priorità: accelerare le assunzioni, non limitandosi a sostituire il personale che va in pensione, incrementare le retribuzioni attraverso nuovi accordi legati agli obiettivi aziendali e rilanciare politiche di inclusione culturale.
Tra le proposte anche quella di rendere più accessibili i prezzi dei biglietti, soprattutto nei gradoni, per favorire il ritorno del pubblico veronese e veneto.
“L’obiettivo deve essere riportare in Arena quei cittadini che hanno contribuito a scrivere la storia del Festival e che oggi fanno sempre più fatica a permettersi uno spettacolo”, conclude Lumastro. Una scelta che, secondo la Cgil, contribuirebbe anche ad aumentare la quota di spettatori italiani, oggi inferiore al 40%, riducendo la dipendenza dal turismo internazionale.































