Anziani, mangiare bene è una medicina: a Verona il congresso su nutrizione e invecchiamento

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Dalla sarcopenia all’obesità, fino alle patologie croniche e alla prevenzione della demenza: gli esperti riuniti a Verona hanno sottolineato l’importanza di una nutrizione equilibrata e personalizzata. Zamboni: “Gli interventi realmente efficaci sono stile di vita, attività fisica e alimentazione adeguata”

Mangiare troppo fa male, ma anche mangiare troppo poco. Nell’anziano, una corretta alimentazione può avere un ruolo paragonabile a quello di una vera e propria terapia, soprattutto quando sono presenti più patologie contemporaneamente.

È uno dei temi al centro del 7° congresso nazionale “Nutrizione e invecchiamento”, organizzato a Verona dal 10 al 12 settembre dall’Accademia di Geriatria, presieduta dal professor Mauro Zamboni, direttore dell’Uoc Geriatria B.

L’alimentazione dell’anziano non può essere considerata soltanto una questione di quantità. Diventa fondamentale anche la qualità degli alimenti, l’apporto di proteine e la capacità di adattare la dieta alle condizioni di salute della singola persona.

La perdita di muscoli inizia molto prima della vecchiaia

Uno dei principali problemi affrontati durante il congresso è la sarcopenia, cioè la progressiva perdita di massa e forza muscolare.

Il fenomeno non riguarda soltanto le persone non autosufficienti. Circa il 30% degli anziani autonomi che vivono nella propria abitazione presenta infatti un apporto calorico inferiore ai livelli raccomandati e una parte di questi può essere già in condizioni di malnutrizione.

Con l’età diventa inoltre frequente una dieta poco varia, basata sempre sugli stessi alimenti.

Per contrastare la perdita muscolare è importante un adeguato apporto di proteine, distribuito nell’arco della giornata e superiore, in termini di fabbisogno relativo, a quello di un adulto più giovane.

Ma l’alimentazione da sola non basta. Un ruolo fondamentale è svolto dall’attività fisica, soprattutto dagli esercizi destinati al potenziamento muscolare.

L’associazione tra corretta nutrizione ed esercizio può avere un effetto particolarmente importante sulla massa e, soprattutto, sulla forza muscolare.

Una riduzione della forza e della qualità della massa muscolare aumenta infatti il rischio di cadute, fratture, disabilità e mortalità.

La sarcopenia può essere favorita anche da sedentarietà, alimentazione inadeguata, processi infiammatori, alcuni farmaci e cambiamenti ormonali legati all’invecchiamento.

Attenzione anche all’eccesso di peso

Se la malnutrizione per difetto rappresenta un problema, anche l’eccesso di peso non deve essere sottovalutato.

L’obesità nell’anziano è infatti associata a un aumento delle complicanze e può contribuire alla perdita di autonomia e alla difficoltà di movimento.

Con il passare degli anni diminuisce generalmente l’attività fisica, mentre aumenta il peso corporeo e, in particolare, il grasso addominale.

Per questo oggi anche nelle persone anziane può essere indicato intervenire sul peso, sempre tenendo conto della necessità di preservare la massa muscolare.

Proprio su questo tema è stato condotto uno studio internazionale coordinato dai professori Mauro Zamboni e John A. Batsis della University of North Carolina at Chapel Hill, pubblicato su Annals of Internal Medicine.

La ricerca ha analizzato gli effetti di due farmaci utilizzati nel trattamento dell’obesità, semaglutide e tirzepatide, sulla composizione corporea. Tra i ricercatori coinvolti anche Alessandro Gavras, geriatra dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dottorando.

I risultati mostrano una significativa riduzione del peso e della massa grassa viscerale, ma anche una perdita di massa muscolare.

Un elemento particolarmente importante per gli anziani e per le persone fragili: quando si interviene per ridurre il peso, quindi, non bisogna guardare soltanto al numero indicato dalla bilancia, ma anche alla qualità della perdita di peso e alla conservazione dei muscoli.

Una dieta diversa per ogni patologia

L’alimentazione assume un ruolo ancora più importante quando l’anziano convive con più malattie.

Patologie neurologiche e neurodegenerative, tumori, malattie cardiovascolari, artrite reumatoide, scompenso cardiaco, BPCO e insufficienza renale possono accelerare la perdita di massa muscolare e richiedere specifiche strategie nutrizionali.

Per questo non esiste uno schema valido indistintamente per tutti.

La dieta deve essere adattata alle condizioni cliniche, alle necessità nutrizionali e alle caratteristiche della persona.

La prevenzione comincia molto prima dei 70 anni

Uno dei messaggi emersi dal congresso riguarda anche l’importanza della prevenzione.

Non bisogna aspettare la terza età per iniziare a prendersi cura della propria alimentazione e della propria massa muscolare.

La sarcopenia, infatti, può iniziare a manifestarsi già in età adulta e tende ad accelerare dopo i 60 anni, soprattutto in presenza di malattie.

La perdita di massa muscolare comincia indicativamente intorno ai 30 anni negli uomini, mentre nelle donne è particolarmente legata al periodo della menopausa. Da quel momento, oltre alla massa, tende a ridursi progressivamente anche la forza.

Arrivare alla vecchiaia con una buona riserva muscolare significa quindi partire da una condizione migliore per affrontare l’invecchiamento.

Dieta mediterranea e proteine

Tra le indicazioni generali per favorire un invecchiamento sano ci sono la riduzione del consumo di sale, zuccheri semplici e carni rosse, insieme a un maggiore consumo di cereali, alimenti integrali, frutta, verdura e pesce.

La dieta mediterranea rappresenta uno dei modelli alimentari di riferimento.

Particolare attenzione deve essere riservata alle proteine negli anziani. Dopo i 70 anni è importante distribuirle nei diversi pasti della giornata, anziché concentrarne l’assunzione in un unico momento.

Anche vitamina D e Omega-3 possono avere un ruolo nel mantenimento della salute muscolare e nella modulazione dell’infiammazione, ma gli integratori non possono sostituire una dieta varia e uno stile di vita attivo.

Zamboni: “La dieta mediterranea può allungare la vita”

“È dimostrato che la dieta mediterranea può allungare la vita di circa dieci anni”, spiega il professor Mauro Zamboni.

Il riferimento è anche alle cosiddette Blue Zone, le aree del mondo caratterizzate da una particolare longevità, dove sono frequenti regimi alimentari basati su olio d’oliva, frutta, verdura e pesce.

“Esiste un rapporto bidirezionale tra cibo e invecchiamento – aggiunge Zamboni -. Il nostro modo di mangiare influisce su come invecchiamo, ma l’invecchiamento modifica anche il senso di fame e sazietà”.

Secondo il geriatra, circa il 30% degli anziani autonomi che vivono a casa presenta un apporto calorico insufficiente, percentuale che nelle strutture arriva fino all’85%.

“È un paradosso nel nostro mondo di abbondanza”, osserva.

Dai 65-70 anni la perdita di massa muscolare accelera e, secondo Zamboni, gli uomini possono perdere circa due chili di muscolo ogni dieci anni.

“Gli unici interventi realmente efficaci consistono nel modificare lo stile di vita con attività fisica adeguata e uno schema nutrizionale personalizzato, ma il controllo medico è essenziale”.

Nutrizione e prevenzione della demenza

Il rapporto tra alimentazione e invecchiamento riguarda anche la salute del cervello.

La professoressa Patrizia Mecocci, ordinaria di Geriatria all’Università di Perugia, sottolinea come negli ultimi anni la nutrizione sia diventata centrale anche nella prevenzione della demenza.

“Ci sono numerosi studi epidemiologici che dimostrano come un’alimentazione sana nel corso della vita determini una riduzione del rischio di demenza in età avanzata”, spiega.

Per questo, secondo Mecocci, la cultura della prevenzione deve iniziare molto presto: “Bisogna imparare a invecchiare fin dalla nascita”.

L’obiettivo non è soltanto aumentare gli anni di vita, ma soprattutto mantenere il più a lungo possibile autonomia, autosufficienza e autostima.

Anche il momento del pasto può diventare importante nella gestione dell’anziano fragile. In presenza di difficoltà nell’utilizzo delle posate, ad esempio, possono essere utilizzati alimenti facilmente gestibili, come il finger food.

Fondamentale è inoltre il ruolo di familiari e caregiver, che devono conoscere le esigenze nutrizionali della persona e adattare l’alimentazione alle sue capacità.

E, conclude Mecocci, anche il momento del pasto dovrebbe essere vissuto “il più possibile sereno, senza attriti”.

Tre giorni di confronto a Verona

Il congresso nazionale di Verona ha riunito dal 10 al 12 settembre numerosi specialisti, con sessioni dedicate ai diversi aspetti della nutrizione nell’anziano e laboratori rivolti in particolare a giovani medici e specializzandi.

Numerosi gli specialisti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona coinvolti nei lavori, tra cui esperti di geriatria, reumatologia, medicina d’urgenza, endocrinologia, diabetologia, oncologia, nefrologia e neurologia.

Tra i partecipanti anche il professor Mauro Zamboni, il professor Maurizio Rossini, il professor Davide Gatti, il professor Domenico Girelli, il professor Francesco Bertoldo, il dottor Vincenzo Di Francesco, la professoressa Gloria Mazzali, il professor Riccardo Bonadonna, il professor Luca Dalle Carbonare, il professor Michele Milella, il professor Manuel Ferraro, la dottoressa Anna Giani e la dottoressa Luisa Cauchioli Bissoli.

Un confronto che ha messo al centro un principio semplice: per invecchiare bene non basta curare le malattie quando arrivano. Bisogna costruire, attraverso alimentazione e attività fisica, una buona condizione di salute già molti anni prima.