Ridurre l’invasività dell’intervento, favorire un recupero più rapido e, allo stesso tempo, diminuire gli sprechi e l’impatto ambientale della sala operatoria. È questo l’obiettivo del nuovo modello di chirurgia senologica adottato all’ospedale Magalini di Villafranca, dove nell’ultimo mese sono state trattate 15 pazienti attraverso un protocollo chirurgico e anestesiologico mininvasivo.
Quattordici interventi hanno riguardato patologie oncologiche e uno una patologia benigna. Il nuovo approccio permette alle pazienti di riprendere già poche ore dopo l’intervento la propria vita quotidiana, senza dolore significativo e senza la necessità, nei casi descritti, di ulteriori terapie analgesiche.
Pazienti vigili già al termine dell’intervento
Uno degli elementi caratterizzanti del protocollo è il ricorso all’anestesia loco-regionale associata a una sedazione controllata, evitando l’anestesia generale e la gestione invasiva delle vie aeree.
Attraverso blocchi della fascia toracica eseguiti sotto guida ecografica e l’impiego di anestetici a lunga durata d’azione, la paziente mantiene il respiro spontaneo durante la procedura. La sedazione, calibrata sulle necessità dell’intervento, consente inoltre un risveglio immediato.
Il risultato è una paziente già vigile, orientata e collaborativa al termine della procedura, con una ripresa precoce dell’alimentazione e delle normali attività relazionali.
Un esempio particolarmente significativo riguarda una paziente di circa 50 anni che, una settimana dopo un intervento di quadrantectomia con trattamento del cavo ascellare, ha potuto partire per una vacanza al mare.
Il protocollo consente inoltre di ridurre il tempo di occupazione della sala operatoria, evitando le fasi necessarie per l’induzione e il risveglio dall’anestesia generale.
Chirurgia di precisione per preservare il tessuto mammario
Alla base del modello adottato a Villafranca c’è un’integrazione coordinata di tecniche chirurgiche e anestesiologiche finalizzate a rendere meno invasiva l’esperienza della paziente, senza rinunciare all’accuratezza oncologica.
Gli accessi chirurgici vengono studiati per essere estremamente precisi, con incisioni limitate che consentono di mantenere ampi margini di sicurezza oncologica preservando, quando possibile, il tessuto mammario e l’armonia estetica.
L’obiettivo è quindi quello di coniugare la radicalità necessaria dal punto di vista oncologico con una sempre maggiore attenzione alla qualità di vita e agli esiti estetici.
La chirurgia diventa anche “green”
L’innovazione non riguarda però soltanto la tecnica chirurgica e anestesiologica. Il Magalini integra infatti nel percorso anche i principi della Green Surgery e della Green Anesthesiology, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dell’attività sanitaria.
La sostenibilità viene perseguita attraverso una serie di azioni concrete: evitare procedure non necessarie, prevenire le complicanze, ottimizzare il percorso pre e postoperatorio, utilizzare materiali riutilizzabili quando consentito dalla normativa, evitare l’apertura preventiva di dispositivi e materiali che non verranno utilizzati, migliorare la raccolta differenziata e contenere i consumi energetici delle sale operatorie.
Una filosofia che parte da un principio semplice: utilizzare soltanto ciò che serve, evitando sprechi senza compromettere la qualità dell’assistenza.
Un lavoro di squadra multidisciplinare
A rendere possibile questo modello è il lavoro integrato delle diverse professionalità coinvolte nel percorso senologico.
A Villafranca collaborano quotidianamente Chirurgia Senologica, Anestesia e Rianimazione, Anatomia Patologica, Oncologia, Radiologia e Radioterapia, attraverso un percorso multidisciplinare ormai consolidato.
«L’esperienza maturata in questi anni, l’avvento di giovani colleghi e la passione per il lavoro rappresentano una garanzia per le pazienti – sottolinea il direttore dell’UOC Chirurgia Generale di Villafranca, dottor Luca Bortolasi -. In questa ottica l’introduzione dell’anestesia loco-regionale associata a una meticolosa chirurgia, sia dal punto di vista oncologico che estetico, assicura indubbi vantaggi».
Per Bortolasi, si tratta di un approccio che «merita di essere valorizzato» e che si inserisce nel più ampio tema della Green Surgery, con l’obiettivo di rendere più sostenibile l’attività sanitaria attraverso la semplificazione delle procedure, la preparazione dei soli strumenti e presidi effettivamente utilizzati, il riciclo dei rifiuti e la riduzione degli sprechi.
«Dal punto di vista anestesiologico, l’impiego di tecniche loco-regionali associate a una sedazione controllata permette di ridurre l’invasività, mantenere il respiro spontaneo, migliorare il comfort e favorire un recupero più rapido, con particolare attenzione alla prevenzione delle complicanze e alla riduzione del rischio clinico – aggiunge il direttore dell’UOC Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore del Magalini, dottor Filippo Righetti -. Innovare significa anche utilizzare in modo responsabile le risorse, riducendo procedure e materiali non necessari, ottimizzando i percorsi e adottando i principi della Green Anesthesiology».
Il risultato è dunque un modello che prova a mettere insieme tre esigenze sempre più centrali nella sanità moderna: precisione oncologica, minore invasività e sostenibilità ambientale.
































