Aggressione a Cibo, i Giovani Democratici: «Atto di stampo neofascista»

 
 

Non era davanti a un muro, né durante uno dei suoi interventi per cancellare una svastica, una croce celtica o una scritta d’odio. Era a prendere un gelato con la propria famiglia. È proprio questo uno degli aspetti che rende ancora più inquietante la vicenda denunciata dallo street artist veronese Pier Paolo Spinazzè, conosciuto come Cibo, aggredito il giorno di Ferragosto a San Giovanni Lupatoto.

Secondo quanto raccontato dallo stesso artista e riportato dalle cronache, Spinazzè si trovava seduto al tavolo di una gelateria insieme alla moglie, al figlio di tre anni e a una famiglia di amici quando sarebbe stato avvicinato e aggredito da un uomo. L’aggressore, un 36enne successivamente identificato dai Carabinieri, avrebbe strattonato, minacciato e spinto a terra l’artista, facendo cadere anche il bambino. Spinazzè avrebbe riportato conseguenze fisiche a polso e spalla, oltre alla rottura della maglietta. 

Un episodio che, fin dalle prime ore, è stato letto dallo stesso artista come un attacco di natura politica, anche per il contesto nel quale sarebbe maturato e per le intimidazioni che Cibo denuncia da anni.

Chi è Cibo e perché è diventato un bersaglio

Pier Paolo Spinazzè è conosciuto soprattutto per la sua attività di street artist attraverso la quale interviene sui muri del territorio veronese per coprire simboli e scritte di matrice razzista e neofascista, trasformandoli in immagini colorate ispirate al cibo e alle eccellenze gastronomiche.

È il progetto che ha dato origine al nome d’arte Cibo e che negli anni ha portato l’artista a intervenire in numerosi luoghi della provincia e della città.

Una forma di protesta artistica pacifica che, proprio per la natura dei suoi interventi, lo ha messo più volte nel mirino di ambienti estremisti. Secondo quanto ricostruito da fonti che hanno seguito la vicenda, negli anni Spinazzè avrebbe ricevuto minacce e intimidazioni, fino ad arrivare a un episodio con una bomba carta fatta esplodere sotto casa. 

L’aggressione di Ferragosto rappresenterebbe quindi, secondo questa lettura, un salto di livello: dalle minacce e dalla contrapposizione sui muri a un confronto fisico consumato in un luogo pubblico e davanti alla famiglia dell’artista.

L’aggressore identificato

Un elemento importante nella ricostruzione della vicenda è che l’uomo indicato da Cibo come responsabile dell’aggressione sarebbe stato identificato dai Carabinieri.

Secondo le ricostruzioni pubblicate, l’uomo avrebbe mostrato simboli riconducibili all’Hellas Army, gruppo della Curva Sud del Verona, circostanza che ha alimentato la lettura politica dell’episodio. 

È naturalmente compito degli investigatori e della magistratura stabilire con precisione dinamica, responsabilità e motivazioni dell’accaduto.

Ma per i Giovani Democratici di Verona il quadro è già sufficiente per una presa di posizione netta.

I Giovani Democratici: «Solidarietà a Cibo e alla sua famiglia»

A intervenire sono Enrico Righetto, segretario provinciale dei Giovani Democratici di Verona, e Mattia Mosconi, vicesegretario provinciale con delega alla città di Verona.

«I Giovani democratici di Verona mandano la propria solidarietà al writer Cibo e alla sua famiglia per l’indegna aggressione di stampo neofascista subita il giorno di Ferragosto», affermano.

I GD sottolineano proprio il paradosso di un artista che utilizza la propria arte per cancellare dai muri della provincia e della città simboli d’odio e propaganda neofascista, ma che si trova poi a non sentirsi al sicuro nemmeno durante un momento privato con la propria famiglia.

«Non è possibile che un artista impegnato anche nel sociale, cancellando con la sua arte simboli d’odio per tutta la provincia di Verona e la città stessa, non sia nelle condizioni di sentirsi sicuro nemmeno portando la famiglia a prendere un gelato».

«Un atto meschino. La giustizia faccia il suo corso»

La condanna dei Giovani Democratici è netta.

«Condanniamo dunque questo atto meschino augurandoci che la giustizia faccia il suo corso e che il responsabile non resti impunito».

Ma la vicenda, secondo i GD, pone anche una questione politica più ampia e riguarda il rapporto con la memoria e con i valori democratici.

«È ora di mettere nero su bianco che il fascismo è un crimine, non un’idea politica», concludono Righetto e Mosconi.

Una vicenda che riaccende il tema dell’estremismo

L’aggressione a Cibo arriva dunque al termine di una lunga storia di contrapposizione attorno alla sua attività artistica.

Da una parte i suoi murales, attraverso i quali Spinazzè sostituisce simboli nazisti e neofascisti con immagini di frutta, verdura, formaggi e altri prodotti del territorio. Dall’altra le reazioni di chi quei simboli considera parte della propria identità politica.

L’episodio di Ferragosto porta però il confronto fuori dai muri e dentro la vita quotidiana: un artista aggredito mentre è con la famiglia, in un luogo pubblico, dopo anni di tensioni e intimidazioni denunciate.

Una vicenda sulla quale ora dovranno essere gli accertamenti delle forze dell’ordine a chiarire ogni responsabilità, mentre sul piano politico cresce la richiesta di non considerare episodi di questo tipo come semplici manifestazioni di intolleranza o rivalità, ma di affrontare apertamente il tema della violenza di matrice estremista.