Dalle dimissioni al botta e risposta pubblico. L’addio di Enrico Corsi alla Lega si trasforma in un duro confronto politico con il segretario provinciale Paolo Borchia, mettendo in evidenza una frattura che da tempo attraversava il partito sul territorio veronese.
Storico esponente del Carroccio, già consigliere regionale, assessore comunale, presidente di circoscrizione e presidente di Ater Verona, Corsi ha annunciato nei giorni scorsi la sua uscita dalla Lega, motivandola con un progressivo allontanamento dai principi che lo avevano portato ad aderire al movimento alla fine degli anni Novanta.
Una scelta che ha provocato la pronta reazione di Borchia. L’europarlamentare ha espresso rammarico per l’uscita di un militante storico, ricordando però il lungo percorso istituzionale compiuto da Corsi grazie al partito.
«Corsi ha dato tanto alla Lega, ma ha anche ampiamente ricevuto», ha dichiarato Borchia, elencando gli incarichi ricoperti negli anni dall’ex dirigente veronese. Il segretario provinciale ha inoltre sostenuto che esisterebbero ancora pendenze economiche legate al mancato versamento di contributi al partito, sottolineando come tale aspetto rappresenterebbe una mancanza di rispetto verso i militanti che continuano a sostenere economicamente l’attività delle sezioni.
Ma alle parole del segretario provinciale è arrivata una replica altrettanto netta.
«Prima di parlare si informi», afferma Corsi rivolgendosi direttamente a Borchia. L’ex consigliere regionale respinge le accuse e rivendica il proprio lungo percorso politico all’interno del movimento.
«Sono entrato a far parte della Lega nel 1998, quando tu probabilmente non sapevi nemmeno cosa fosse la Lega. Sono rimasto nel partito anche quando eravamo al 3 per cento e non nei momenti più facili», sostiene.
Corsi respinge inoltre ogni lettura che attribuisca i suoi incarichi esclusivamente alle scelte del partito. «I vari incarichi che ho svolto sono arrivati grazie a un grande consenso elettorale e nessuno mi ha mai regalato nulla. Ringrazio comunque la Lega per le opportunità che mi ha offerto».
Il punto più delicato riguarda proprio le contestazioni economiche sollevate da Borchia. Secondo l’ex esponente leghista, la ricostruzione fornita dal segretario provinciale sarebbe incompleta.
«Dal 1998 ho sempre versato la quota al partito. Soltanto negli ultimi due anni avevo sospeso il contributo, una decisione concordata con l’allora segretario Stefani», precisa Corsi.
La scelta, spiega, sarebbe stata legata a una vicenda personale e amministrativa tuttora in corso. «A seguito di un contenzioso amministrativo ho ricevuto una parcella legale da 78 mila euro. Per questo avevamo concordato la sospensione dei versamenti».
Da qui il nuovo affondo nei confronti della guida provinciale del partito. «Prima di parlare informati e fatti delle domande su come hai gestito e stai gestendo il tuo incarico da segretario. Forse capirai perché così tanta gente se ne va».
Parole che certificano una rottura ormai definitiva e che aprono un ulteriore fronte di discussione all’interno della Lega veronese. Al centro non c’è soltanto l’uscita di uno storico dirigente, ma anche il malessere di una parte della vecchia militanza che guarda con crescente distanza all’evoluzione del partito e ai nuovi equilibri della classe dirigente locale.
Lo scontro tra Corsi e Borchia diventa così il simbolo di una tensione più ampia che attraversa il Carroccio: da una parte chi rivendica la continuità con la tradizione autonomista e territoriale della Lega delle origini, dall’altra una dirigenza impegnata a consolidare il nuovo corso del partito. Un confronto che, almeno per ora, appare destinato a proseguire.






































