Duro attacco di Sinistra Italiana al cosiddetto “semestre filtro” per l’accesso ai corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Secondo il partito si tratta dell’«ennesima toppa su un sistema che non regge», un meccanismo giudicato fragile e profondamente ingiusto, pensato più per escludere che per garantire il diritto allo studio.
Nel mirino finisce l’impostazione complessiva della riforma, che – afferma Sinistra Italiana – scarica le proprie inefficienze sul corpo studentesco, già relegato «in fondo alle priorità di una destra neoliberale nemica del sapere e della conoscenza». Un modello che, anziché offrire certezze, finisce per alimentare nuove ansie tra studenti e studentesse, proprio mentre il Paese li invita a restare e a formarsi in Italia.
La critica si inserisce in un contesto più ampio: «Tutto questo avviene mentre l’Italia soffre una carenza cronica di medici e personale sanitario – sottolinea il segretario provinciale di Sinistra Italiana Verona, Luca Perini –. Questa modalità di selezione non farà che aggravare il problema, rallentando l’ingresso di nuovi professionisti e scoraggiando chi vorrebbe intraprendere un percorso di studi in ambito sanitario».
Solidarietà viene espressa anche nei confronti del personale universitario, chiamato a organizzare in tempi ristretti insegnamenti e prove di selezione, e degli studenti che quest’anno sarebbero stati «chiaramente svantaggiati». Sul tema, la deputata Elisabetta Piccolotti ha depositato un’interrogazione parlamentare relativa alle prime prove del semestre filtro, svolte il 20 novembre 2025 in tutta Italia.
Sinistra Italiana annuncia inoltre il pieno sostegno al ricorso collettivo promosso dall’Unione degli Universitari davanti al Comitato europeo dei diritti sociali, chiedendo la cancellazione di questo modello di selezione.
Per il partito, la strada da seguire è un’altra: una revisione radicale del cosiddetto “semestre aperto”, investimenti strutturali nelle infrastrutture accademiche, ampliamento dei corsi, assunzione di personale e abolizione reale del numero chiuso. «Solo così – conclude Perini – si può costruire un sistema universitario giusto, moderno e all’altezza delle sfide del Paese».




































