Abusi in psichiatria: “TSO usato come controllo sociale”

 
 

Riflettori accesi sulla salute mentale e il rispetto dei diritti umani durante l’ultimo Mercato dell’Antiquariato di San Zeno. I volontari del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) ODV hanno allestito un punto informativo che ha coinvolto oltre 600 cittadini, focalizzando l’attenzione sulle criticità e i potenziali abusi legati ai trattamenti psichiatrici.

La testimonianza shock: “Pazienti isolati dai parenti”

A dare forza alla denuncia del Comitato è stata la testimonianza di un’infermiera professionale che, dopo un breve servizio in psichiatria, ha scelto di cambiare reparto per motivi etici. L’operatrice ha riferito di prassi consolidate volte a impedire la comunicazione tra degenti e familiari, in contrasto con la normativa vigente che prevede il diritto di interagire con l’esterno in regime di TSO.

“Non è salute, ma controllo”, hanno ribadito i volontari, evidenziando come la psichiatria rischi di regredire a un modello pre-basagliano, dove il dissenso o il disagio vengono gestiti tramite la coercizione piuttosto che con l’ascolto.

La Cassazione e il caso Tellenio

Il dibattito si inserisce in un contesto giuridico in forte evoluzione. Proprio recentemente, laCorte di Cassazione è intervenuta sul cosiddetto “caso Tellenio”, invalidando una procedura di TSO. Gli Ermellini hanno ricordato con fermezza che la privazione della libertà personale non può essere figlia di “visioni paternalistiche” o di prassi burocratiche sbrigative: la dignità dell’individuo deve rimanere centrale.

Questa posizione si allinea alle direttive congiunte di ONU e OMS, che sollecitano gli Stati membri a superare il modello coercitivo in favore di servizi basati esclusivamente sul consenso informato.

Il nodo scientifico: la coercizione non previene il suicidio

Contro la tesi comune secondo cui il TSO sarebbe uno strumento “salvavita”, il CCDU ha citato i dati del Karolinska Institutet di Stoccolma. Lo studio svedese dimostra come le pratiche restrittive non solo non riducano il rischio di gesti estremi, ma lo aumentino drasticamente nel periodo post-dimissione.

Secondo l’analisi, il trauma della contenzione e della violenza del trattamento spezzerebbe il legame di fiducia tra paziente e istituzioni, producendo un isolamento che aggrava la fragilità psichica anziché curarla.