Un divario salariale ancora molto ampio, maggiore precarietà contrattuale e una presenza più forte nei settori meno pagati. È la fotografia del lavoro femminile in provincia di Verona e in Veneto secondo la CGIL, che in vista della Giornata internazionale della donna torna a denunciare le disuguaglianze tra uomini e donne nel mercato del lavoro.
A sollevare il tema è Francesca Tornieri, segretaria generale della Camera del Lavoro CGIL di Verona, citando i dati più aggiornati elaborati da Ires Veneto.
«Anche quest’anno – afferma Tornieri – i buoni propositi per l’8 marzo su parità di genere e riequilibrio delle responsabilità rischiano di infrangersi contro una realtà granitica: le donne continuano a essere pagate meno, anche a parità di ore lavorate, sono più spesso costrette al part-time involontario e restano concentrate nei settori a più bassa retribuzione».
Occupazione femminile ancora sotto la media
Secondo i dati citati dalla Cgil, la partecipazione femminile al lavoro in Veneto si attesta attorno al 62,4% nel 2024, rimanendo stabilmente sotto la media del Nordest e dell’Europa dal 2018. Per gli uomini, invece, la partecipazione al mercato del lavoro resta più elevata.
«Nonostante l’ottimismo che emerge da molti palazzi della politica – osserva Tornieri – il quadro veronese e veneto non è cambiato granché negli ultimi anni».
Più precarietà e part-time
Nel mercato del lavoro scaligero la differenza emerge anche sul piano contrattuale. Le donne registrano un livello di precarietà quasi doppio rispetto agli uomini: i contratti a termine riguardano circa il 13% delle lavoratrici contro il 7% dei lavoratori.
La distanza aumenta nei contratti stabili: una donna su due con contratto a tempo indeterminato lavora part-time, mentre tra gli uomini la quota scende al 9%.
Il divario nelle retribuzioni
Il gap salariale resta il dato più evidente. In provincia di Verona, nel settore privato non agricolo, la retribuzione media annua delle donne è inferiore del 31,24% rispetto a quella maschile.
Anche considerando un numero simile di giornate lavorate – gli uomini ne svolgono mediamente 11 in più all’anno – il divario resta comunque elevato: 28,11%.
Persino tra lavoratori e lavoratrici con contratto a tempo indeterminato e full-time, la retribuzione media giornaliera femminile risulta inferiore del 14,26% rispetto a quella maschile. Il differenziale si riduce al 3,6%, ma resta comunque a vantaggio degli uomini, solo nel confronto tra lavoratori e lavoratrici entrambi part-time.
Settori meno pagati e scelte politiche
Per Tornieri le dinamiche sociali continuano a delimitare lo spazio occupazionale femminile. «Ci sono sempre più lavori e contratti “da donne”, con un’occupazione femminile concentrata nei settori meno retribuiti come commercio e ristorazione», sottolinea.
Secondo la Cgil, alle dinamiche economiche si aggiungono anche responsabilità politiche, come il mancato avanzamento della proposta di congedo paritario e il recepimento giudicato insufficiente della direttiva europea sul gender pay gap.
I servizi per conciliare lavoro e famiglia
Tra le priorità indicate dal sindacato c’è il rafforzamento delle politiche per l’occupazione femminile. «La maternità continua a essere un momento decisivo nelle carriere delle donne – conclude Tornieri – perché mancano servizi adeguati per conciliare lavoro e famiglia. Senza un aumento dell’occupazione femminile il Paese e il territorio rinunciano a una componente fondamentale della crescita».



































