A Castelvecchio, novità nella Galleria dei Dipinti

 
 

Da ieri il Museo di Castelvecchio presenta al pubblico il riordino del segmento conclusivo della Galleria dei Dipinti, con un intervento dedicato in particolare ai nuclei del Seicento e del Settecento.

Il progetto scientifico si deve a Francesca Rossi, già Direttrice dei Musei Civici, a Luca Fabbri, curatore delle collezioni di arte medievale e moderna, e al professor Andrea Tomezzoli dell’Università di Padova, tra i maggiori studiosi della cultura figurativa veneta del XVIII secolo, con la collaborazione di Giulia Vendrametto.

L’iniziativa si avvale della preziosa collaborazione di Fondazione Cariverona – che per l’occasione ha generosamente concesso in prestito fino al 10 gennaio 2027 l’opera di Bernardo Bellotto Veduta di Verona con Castelvecchio e il ponte scaligero da monte dell’Adige – e del sostegno dell’Associazione Amici dei Civici Musei di Verona.

“Il prestito della veduta di Verona con Castelvecchio e il ponte scaligero di Bernardo Bellotto, per il quale ringraziamo profondamente Fondazione Cariverona – sottolinea l’assessora alla Cultura Marta Ugolini –, rappresenta un passaggio di grande valore per il Museo di Castelvecchio e per la città. Inserita nel rinnovato percorso dedicato al Sei e Settecento, l’opera dialoga con il riallestimento delle sale e restituisce al pubblico un’immagine identitaria e condivisa di Verona.

Investire nell’allestimento museale, rendere accessibili le opere delle collezioni, facilitare la fruizione di capolavori così profondamente identitari significa costruire un orizzonte di crescita culturale e civile, capace di parlare alle nuove generazioni, anche in vista dell’importante traguardo del Centenario del Museo nel 2026”.

L’operazione conclude il ciclo di aggiornamenti che negli ultimi anni hanno interessato diverse sale delle Regge e della Galleria dei Dipinti; tra queste, la Sala di Girolamo dai Libri e Giovan Francesco Caroto, riallestita nel 2023 per accogliere le tavole con San Pietro e San Giovanni di Girolamo dai Libri, anch’esse rese disponibili da Fondazione Cariverona con un comodato recentemente prorogato fino al 2026. Concepito in vista del Centenario del Museo(1926-2026), il progetto riallinea l’ultima porzione del percorso espositivo alle acquisizioni critiche più recenti, mantenendo come riferimento l’impianto museografico delineato da Carlo Scarpa. La revisione restituisce equilibrio alle sezioni interessate, amplia il campo interpretativo e riporta in evidenza opere a lungo conservate nei depositi.

“Il capolavoro di Bernardo Bellotto, che ha dato impulso alla nascita della nostra collezione, arriva a Castelvecchio come perno del nuovo riallestimento e del progetto scientifico dedicato al Sei e Settecento, offrendo una lettura più chiara e attuale della storia e dell’identità della città – afferma il presidente di Fondazione Cariverona Bruno Giordano -. Il Museo di Castelvecchio è il luogo naturale in cui le opere della Fondazione possono dialogare con la collezione civica e con il pubblico: un museo che parla a Verona, alle sue scuole, ai suoi visitatori e che oggi si rinnova mettendo in relazione grandi maestri e quadri da riscoprire. Con questo prestito e con il lavoro condiviso sui nuovi allestimenti ribadiamo una convinzione semplice: il patrimonio culturale ha senso solo se è vissuto e condiviso. Far circolare le opere, sostenere la ricerca, rendere più accessibile la storia di Verona significa investire sul futuro e sulla qualità della vita di tutto il territorio”.

Il passaggio al Seicento è segnato dalla Sacra Famiglia con Santa Caterina d’Alessandria del veronese Felice Brusasorci, finora del tutto assente dal Museo. Di seguito, le opere di Alessandro Turchi, in precedenza distribuite in più ambienti, sono ora riunite e poste in dialogo con dipinti di Pasquale Ottino e, nella sala successiva, con quelli di Marcantonio Bassetti, ricomponendo così “la triade dei veronesi” attiva a Roma nei primi decenni del secolo. L’accostamento consente di cogliere con chiarezza convergenze stilistiche e frequentazioni comuni, restituendo coerenza e densità a una stagione artistica di particolare rilievo per la scuola cittadina.

Superata la sala delle pietre di paragone, nella quale sono stati allestiti anche gli straordinari Santi Pietro e Paolo di Pietro Ricchi e la Cena in Emmaus di Pasquale Ottino, entrambi in dialogo con il nuovo naturalismo caravaggesco, il rinnovato percorso espositivo dà spazio agli arrivi forestieri, che, dalla seconda metà del Seicento, animarono il mercato veronese, in lenta ripresa dopo la tragica peste del 1630. A questa fase rimandano opere provenienti dal collezionismo privato cittadino, quali Giuseppe e la moglie di Putifarre di Antonio Bellucci, realizzato per la famiglia Turco e ora restituito alla pubblica fruizione, L’Angelo ispira Giuditta del bolognese Gian Giuseppe dal Sole per i Giusti del Giardino e il San Paolo Eremitadel calabrese Mattia Preti, appartenuto a Bartolomeo Dal Pozzo così come la vicina Crocifissione di Giulio Carpioni.

A committenze ecclesiastiche spettano invece il David rifiuta di indossare l’armatura di Saul del bellunese Sebastiano Ricci, unica opera del maestro espressamente realizzata per Verona, e il Sant’Agostino (?) di Giulio Carpioni, una delle voci più autorevoli del panorama del Seicento vicentino, per la chiesa di San Leonardo, posto in efficacie in contrappunto con la pittura effervescente di Francesco Maffei.

In Sala Avena si riconfermano gli imprescindibili capolavori di Luca Giordano (Bacco ed Arianna e Selene ed Endimione), la cui cromia blu cobalto risuona nello stucco colorato del soffitto. La sezione del Settecento si apre sul cruciale snodo dei primi anni Venti, con l’apparizione dello straordinario Eliodoro e il sacerdote Onia del veneziano Giambattista Tiepolo per la chiesa di San Sebastiano di Verona, accanto alle opere dei cittadini Simone Brentana e Antonio Balestra, di cui viene presentato anche il notevole San Domenico resuscita Napoleone Orsini, proveniente dai depositi. Fa il suo ingresso nel percorso espositivo Pietro Antonio Rotari, allievo prediletto di Balestra, con un’inedita Educazione della Vergine, rintracciata nei depositi e per l’occasione opportunamente restaurata. In rapporto con quest’opera, la piccola TrasfigurazioneVerona rende omaggio alla Vergine del coevo Giambettino Cignaroli, fondatore dell’Accademia di pittura cittadina nel 1764.

Con i protagonisti della scuola veronese dialogano i veneziani Giandomenico Tiepolo, Antonio Diziani, Pietro Longhi e Francesco Guardi. Il paesaggismo di Diziani e le istantanee di vita di Longhi ben si accostano ai minuti capricci di Guardi, a dimostrazione del costante interesse del collezionismo veronese nei confronti della pittura di genere dell’epoca.

Chiude idealmente il percorso la straordinaria Veduta di Verona con Castelvecchio e il ponte scaligero da monte dell’Adige di Bernardo Bellotto, ospitata per l’intero anno del Centenario grazie al generoso prestito di Fondazione Cariverona. L’opera, unica veduta veronese dell’artista conservata in Italia, esprime qui il suo forte valore documentario e identitario per il Museo, che sulla tela trova una sua iconica rappresentazione.

Restauro in vista

In occasione del nuovo allestimento delle sale del Sei e Settecento è stato avviato un programma di interventi conservativi su varie opere della collezione. 

Fra le attività previste rientra il restauro aperto al pubblico della Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre di Bernardo Strozzi, che offre la rara opportunità di poter osservare da vicino i restauratori al lavoro.

Il restauro, a cura di Pierangelo Peviani, sotto l’alta sorveglianza di Letizia Tasso per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, sarà visibile fino alla metà del mese di gennaio.

Per la primavera 2026 è prevista inoltre la pubblicazione di un volume dedicato al nuovo assetto museografico e storico-critico, a documentazione delle scelte e delle prospettive che hanno guidato il progetto di riallestimento.

Tutte le informazioni sui sito dei Musei civici