In un momento in cui la carriera accademica in Italia è spesso caratterizzata da percorsi lunghi e contratti a termine, il giovane medico Riccardo Nocini ha compiuto un passo raramente osservato: a soli 33 anni è stato nominato professore ordinario di Otorinolaringoiatria presso l’Università di Verona, dopo aver vinto la procedura selettiva indetta dall’ateneo scaligero.
La nomina, ufficializzata con la pubblicazione dei risultati il 27 novembre 2025, lo colloca tra i più giovani ordinari nelle università italiane e segna un salto significativo nella carriera accademica del medico veronese. Prima di questa promozione, Nocini era inquadrato come professore a contratto nel Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento della stessa università.
Classe 1992, Nocini si è laureato in Medicina e Chirurgia con lode nel 2017 all’Università di Verona. Dopo un primo insuccesso al test di accesso alla specializzazione, ha ottenuto l’ammissione in Otorinolaringoiatria nel 2019, concludendo il percorso specialistico nel 2023. Nel frattempo ha intrapreso e concluso con anticipo il dottorato di ricerca in Scienze applicate della vita e della salute, che ha portato a termine nel settembre del 2024.
Il suo curriculum, caratterizzato da un’intensa attività scientifica e clinica, raccoglie oltre 240 pubblicazioni scientifiche, molte delle quali firmate in collaborazione con altri ricercatori del settore. Sul fronte pratico, Nocini ha anche partecipato a centinaia di interventi chirurgici, con numerose esperienze da primo operatore.
Tuttavia, la sua rapida ascesa non è esente da polemiche. Alcuni osservatori e membri della comunità accademica hanno sollevato dubbi sul fatto che la procedura di selezione per la cattedra sia stata svolta con un unico candidato e senza concorrenti diretti, e hanno sottolineato il legame familiare con l’ex rettore dell’università, Pier Francesco Nocini, che ha ricoperto la carica fino al 30 settembre 2025.
La discussione ha preso piede soprattutto tra gli specializzandi, alcuni dei quali hanno espresso critiche sulla gestione del reparto e sulle dinamiche interne, interpretando il caso come sintomo di un sistema accademico e universitario in cui la meritocrazia è messa alla prova da dinamiche di potere e relazioni.
Nonostante ciò, resta un fatto: a 33 anni Nocini ha raggiunto una delle più alte posizioni accademiche nel suo settore, un traguardo che, al di là della controversia, testimonia una carriera fin qui intensa e ricca di risultati scientifici e formativi.
MC




































