Aeroporto Catullo – Le gare degli altri

 
 

Gare ad evidenza pubblica, unica via…

Nel panorama aeroportuale del Nord Est italiano ci sono due aeroporti, uno piccolo e quasi come il nostro Boscomantico, il Nicelli al Lido di Venezia con pista in erba (http://www.aeroportonicelli.it/Home/Home-it.htm), l’altro, ben più sostanzioso con ottocentomila passeggeri l’anno scorso, il Trieste Airpot Ronchi dei Legionari (https://triesteairport.it/it/airport/).

Ciò che li accomuna, oggi, è che entrambe le società di gestione hanno indetto una gara ad evidenza pubblica, ed internazionale (per Trieste ndr) per la cessione.

Il Nicelli, gioiellino storico del 1929, è stato ceduto ad una società privata la SACE S.r.l. la quale ne manterrà la destinazione, e la struttura, investendo 600 mila euro per la realizzazione di nuovi hangar, con soddisfazione del Comune di Venezia che ne deteneva la maggioranza. La quota di minoranza era in capo a … SAVE.(http://www.veneziatoday.it/cronaca/aeroporto-nicelli-lido-venezia-vendita-quote.html

http://www.veneziatoday.it/cronaca/aeroporto-nicelli-lido-acquistato-sace.html).

Il secondo, ben più importante, ha messo in gara la partecipazione del 45% per 30 milioni di euro (ricordiamo che SAVE si è presa il 40% del Catullo con due concessioni quarantennali per la somma di 23 milioni). I partecipanti alla gara, oltre a diversi fondi stranieri, sono i principali scali italiani tra i quali spicca … SAVE. (http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/12/24/news/trieste-airport-gara-entro-febbraio-per-vendere-il-45-1.16277400).

Alla luce dell’inchiesta fin qui articolata sulle sorti del nostro Catullo e del controllato Montichiari, ci sorge spontanea una domanda: ANAC ha “toppato” nel parere come ripetono a gran voce gli interessati Marchi, Arena e Riello, o evidentemente la gara era la strada corretta da percorrere per avere un vero sviluppo?

E ne sorge spontanea un’altra: SAVE come mai ora partecipa alle gare e non usa il “metodo Catullo” per acquistare le partecipazioni societarie negli aeroporti?

Possibile risposta al primo quesito: ANAC ha riconosciuto, seppur tardivamente rispetto all’introduzione del ricorso (2015), che l’operazione “nussepotevafà” per come orchestrata e infarcita di pareri “nobili”.

Possibile risposta al secondo quesito: SAVE non è più solo del Doge Marchi, e quindi sconta una decisa visione di rispetto delle norme, non fosse altro che l’asse franco-tedesco, che la controlla economicamente (91%), non avalla il “metodo Catullo”.

Sono risposte abbozzate, che sicuramente vanno contestualizzate nelle due posizioni di gara sopra richiamate. Si palesa, però, l’assoluta rispondenza alla normativa nelle due gare. Anche nella cessione dei due aeroporti, e sicuramente per quello triestino che ha messo in gara una quota di minoranza, era possibile cedere prima una partecipazione fino al 5% e poi, con un aumento di capitale dedicato, permettere al socio entrante di raggiungere il controllo.

Andando a scorrere le notizie della gara di Trieste apprendiamo che: “La selezione, si legge in delibera, dovrà indirizzarsi a primari investitori di mercato, di profilo nazionale o internazionale, in grado di supportare gli investimenti 2016-20 e di migliorare le previsioni dei principali parametri tecnico-economici del piano industriale, quello che punta al milione di passeggeri (alla luce del +8,4% da gennaio a novembre e del sicuro superamento delle 800mila presenze a fine anno, a Ronchi si punta ad arrivarci già nel 2018).

L’Aeroporto è la stazione appaltante e, nel rispetto del nuovo codice degli appalti, ha quindi provveduto a incaricare il consulente tecnico, la Kpmg, e il consulente legale, lo studio Dentons. «L’impalcatura del bando è quasi completata», fa sapere il presidente Marano spiegando che si tratterà poi di ottenere le autorizzazioni di Enac, ministero dei Trasporto e Mise. L’obiettivo è di lanciare la gara entro il mese di febbraio, per una vendita da concretizzare in primavera. «Nel rispetto del piano industriale – spiega ancora Marano – vogliamo che chi entra sia un operatore industriale che, oltre alle competenze del settore, abbia anche un network particolarmente robusto». Premesse che consentono almeno di ipotizzare i concorrenti. Tanto più che uno dei paletti potrebbe essere quello di un traffico non inferiore ai 10 milioni di passeggeri l’anno, rispettato solo da quattro aeroporti italiani.”

I soci del Catullo non hanno blindato l’accordo con SAVE, in merito agli investimenti ed alla realizzazione del piano industriale approvato nel luglio del 2013, ed infatti in tal senso alcun impegno è mai stato sottoscritto da SAVE.

Ora proponiamo ai lettori un quesito, come quelli della settimana enigmistica, a parità di disegni trovi il lettore le differenze tra il Catullo, il Nicelli ed il Ronchi dei Legionari.

… To be continued.

 
 

1 COMMENTO

  1. Constato che dopo i numerosi articoli su questa testata e nonostante la “bomba” Anac, la politica veronese tace e non si capisce se essa sia rimasta scioccata o che se ne freghi. Stupisce che nessuno si esprima. Leggo che a molti sta a cuore una cosa sola: Verona; tuttavia, del Catullo nulla. Mah! Speriamo sia come la quiete prima della tempesta.

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