Aeroporto Catullo – Bollito misto

 
 

A fuoco lento.

Settimana intensa per la questione aeroporto, il consiglio di mercoledì scorso ha aperto crepe ormai insanabili nei rapporti con SAVE. L’On.le Businarolo chiede il commissariamento a gran voce e il solito Dario Balotta ci fa un’analisi puntuale sugli scali del Garda, evidenziando come i diretti concorrenti investano cifre importanti rispetto al quasi nulla della Catullo.

Noi oggi vorremmo fare una riflessione su tutta la situazione ormai incancrenita al punto tale che c’è da aspettarsi di tutto.

Negli ultimi 5 anni sotto il diretto controllo di SAVE abbiamo assistito un depotenziamento della Catullo con l’uscita di tecnici e personale molto valido e mai sostituito, e soprattutto al ridimensionamento degli scali in modo palese da un punto di vista gestionale.

Perché sotto il diretto controllo di SAVE? Perché, come noto, anche se figurativamente la maggioranza è pubblica, le decisioni tutte le prende solo ed esclusivamente SAVE.

Diversamente gli investimenti, crediamo, sarebbero stati altri da diverso tempo.

Ciò non vuol dire che i soci pubblici fossero sotto ricatto, o che il presidente Arena fosse condizionato dalla presenza del socio economico da lui selezionato, ma che i soci pubblici, e per essi all’epoca, Faccioli, Tosi e Miozzi, oltre a Bianchi e a Rossi (sembra di parlare di un cocktail), avevano avallato l’ingresso di SAVE alle condizioni dettate dalla stessa.

Balotta nel suo pezzo ci chiarisce la strategia di SAVE, vuole raddoppiare lo scalo di Venezia portandolo a 20 milioni di passeggeri a spese (soprattutto) dello scalo di Verona Villafranca. Quindi il non investire era anche questo parte di una strategia molto più ampia ed articolata, e in questi giorni ne abbiamo avute tutte le conferme.

L’On.le Businarolo, giustamente, ritiene che sia arrivata l’ora di reagire, le carte dicono che l’operazione sia stata fatta in modo non conforme alle leggi vigenti, serve voltare pagina e rilanciare nuovamente la Catullo riportandolo nuovamente nella legalità.

Il confronto tra quello che stanno investendo Bologna, Bergamo e Venezia, con quello che proponeva SAVE per Verona è imbarazzante e non ci avrebbe portato da nessuna parte.

Sappiamo che SAVE era anche disposta a finanziare il famoso progetto Romeo in conto capitale così da assicurarsi, poi, il controllo della Catullo in una fase successiva, e bene hanno fatto i soci pubblici a rispingere la proposta che noi abbiamo sempre considerato irricevibile. Realizzare il Progetto Romeo avrebbe significato rinunciare al futuro sviluppo del territorio ed essere dipendenti, come porta d’ingresso per il turismo dell’area del Garda, da Venezia (soprattutto), da Bologna e da Bergamo come già avviene oggi, e come riferisce il Presidente Fugatti.

La rottura (così sembra da informazioni raccolte) con SAVE all’ultimo consiglio potrebbe essere comunque vista positivamente, con un “meglio tardi che mai” e partire da lì per ricostruire una logica industriale intorno a quello che rimane della Catullo, che non è poco.

Abbiamo più volte evidenziato come l’area del Garda sia una delle zone più dinamiche, ricche e produttive d’Europa dove, oltre alle attività industriali del Bresciano, svetta il business del turismo del lago di Garda e l’area immensa del trentino con le Dolomiti.

I siti Unesco che offre la città di Verona, insieme agli spettacoli dell’Arena, l’industria agro-alimentare di cui il territorio è leader incontrastato, sono una base imprescindibile per il rilancio del sistema del Garda.

Serve investire negli aeroporti di Brescia e Verona per raccogliere i frutti nei prossimi anni.

Però bisogna fare molto presto. Già oggi siamo in ritardo sulla programmazione del 2019, se dovessimo ingessarci con diatribe societarie o con un Commissario ministeriale, rialzarsi sarebbe molto complicato, proprio perché l’aerostazione è un capannone industriale riadattato, in confronto ai diretti competitors, e senza “appeal” non riesci certo a convincere le compagnie aeree a venire qui.

La sola idea di rinunciare allo scalo di Brescia perché perde soldi ci sembra poco seria e troppo legata all’incapacità di sviluppare lo scalo da parte di SAVE.

Ha ragione l’On.le Businarolo quando dice che SAVE ha fallito (soprattutto su Brescia), noi diciamo che con il partner industriale giusto, che porti capacità gestionale, investimenti e programmazione lo scalo Bresciano può essere rilanciato. Siamo comunque convinti che il nuovo anno ci porterà delle novità importanti e possiamo finalmente vedere rilanciati i nostri aeroporti, e qualcuno a respirare il fresco, Procura permettendo.

Il coperchio è saltato, adesso fuori la (pearà) verità….

 
 

1 COMMENTO

  1. Quindi , il progetto Romeo è stato cassato? Se era assemblea pubblica, perché non traspare nulla e si è costretti a parlare al condizionale?
    Neanche i ‘carbonari”…..!

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